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Ore 16:00. Inizia la seconda partita del girone F: Italia – Nuova Zelanda. La vittoria sembra scontata, tanto che i bookmakers davano l’Italia vincente ad una quota praticamente rasoterra: 1,15. Praticamente nessun guadagno. I tifosi, compreso il sottoscritto, erano ottimisti, nonostante il pareggio scarno che aveva caratterizzato l’esordio de Campioni del Mondo al mondiale sudafricano.

Dopo 8 minuti, l’impensabile: siamo sotto. Guardo incredulo il maxischermo… L’unico pensiero che ho è: “Non è possibile”.  I neozelandesi presenti allo stadio esultano in maniera sfrenata. In fondo, con questo gol, il loro mondiale lo hanno vinto.

Dopo il gol, com’era prevedibile, una sola squadra in campo. Però, qualcosa non quadrava. Se me ne sono accorto io, vuol dire che era davvero evidente.: non arrivavamo mai sotto porta. Abbiamo fatto una fatica enorme a creare gioco, nonostante avessimo sempre il controllo della palla.  Solo un tiro di Montolivo dalla distanza, riesce a riaccendere un po’ di entusiasmo. Palo.

Il pareggio è frutto di un’ingenuità difensiva della Nuova Zelanda. Atterrato in area De Rossi, calcio di rigore. Tiro di Iaquinta, gol. Grande esultanza da parte di tutti, quasi come se avessimo segnato contro il Brasile (che, mentre vi scrivo, sta asfaltando la Costa d’Avorio, avversario ben più temibile della Nuova Zelanda, vincendo per 3 a 1). Forse era l’unico modo per sbloccare la situazione. A quel punto, pensavo di vedere un secondo tempo a senso unico, con una quantità infinita di tiri in porta. Delusione. Al rientro in campo, qualche cambio, ma il tema tattico è sempre lo stesso: grande possesso palla, ma i nostri attacchi si sono sempre infranti sulla diga eretta dai neozelandesi, che portano a casa un pareggio storico, contro i Campioni del Mondo in carica (se giochiamo così ancora per poco).

Lippi, intervistato, a fine partita, ha risposto alla provocazione dei giornalisti sulle convocazioni, dicendo di aver fatto le migliori scelte possibili, aggiungendo che a casa non ci sono fenomeni. Però, guardando i giocatori in campo, e qualcuno degli esclusi “illustri”, qualche dubbio mi viene. Magari, al posto di un Gilardino irriconoscibile, che non aveva certo brillato in campionato, un’altra punta si poteva portare. Magari, al posto di un Cannavaro sempre protagonista nei gol dei nostri avversari, con “qualche” primavera di troppo, un altro difensore si poteva portare. Non servivano fenomeni. Bastavano dei buoni giocatori. Ma, il dubbio più grande, mi viene pensando alla fase di costruzione. Con Pirlo infortunato, il solo Montolivo, che oggi ha fatto un’ottima partita, ma che non basta per portare a casa i 3 punti, qualche altro giocatore “fantasioso”, si poteva portare. Ed ogni riferimento è puramente casuale.

Pronti… Via!!!

Pubblicato: 11 giugno 2010 in Sport
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Proprio nel momento in cui mi accingo a scrivere questo post, si è appena conclusa la cerimonia di apertura dei Mondiali di calcio 2010. Sta per iniziare la prima partita, che vedono di fronte il Sud Africa, paese ospitante, contro la nazionale Messicana, che già ha dato una piccola delusione a noi azzurri qualche giorno fa.

Tralasciando  i vari pronostici, il momento è fondamentale, persino storico, per tutta l’Africa. Per la prima volta, infatti, questa competizione viene svolta nel “Continente Nero”. Dal punto di vista organizzativo, nell’ultimo anno, è stato fatto un passo da gigante, arrivando ad avere stadi imperiosi, della portata di 90.000 tifosi (circa 10.000 più di San Siro, per intenderci).

Inni nazionali… Prima quello messicano, poi è la volta dei “Bafana Bafana”. Giocatori con il cuore i gola, che aspettano solo quel momento: il calcio d’inizio. Non nascondo che un minimo di tensione la provo anche io… Si tratta pur sempre di una cerimonia di apertura, anche se non ci coinvolge direttamente. Staremo a vedere cosa sapranno fare i padroni di casa, ansiosi di stupire il mondo in casa loro.

Ma ora basta con le premesse… è ora di scendere in campo!