Archivio per 18 giugno 2010


Un mese e mezzo fa, è accaduto un fatto che ha sconvolto l’intero pianeta. Una piattaforma petrolifera è affondata, a seguito di un’esplosione, riversando nell’oceano ettolitri di petrolio, che hanno formato una macchia larga circa 23 chilometri, devastando la fauna locale, con un impatto terribile per l’ambiente. Un disastro senza precedenti. In seguito, la British Petroleum, proprietaria del petrolio e della piattaforma petrolifera protagonista di questo disastro, si è presa le sue responsabilità (per spirito ambientalista, o una manovra commerciale e guadagnarci come immagine? Non lo sapremo mai…), e si è immediatamente attivata, cercando di ripulire l’oceano da quel liquido nero che, come un virus, si sta diffondendo ed espandendo nelle acque statunitensi.

Oramai, nel momento in cui scrivo, la chiazza di petrolio, è arrivata in Florida. La British Petroleum, dopo averle provate tutte (almeno così dichiarano), chiede aiuto al popolo di internet, per fermare questo disastro. Chiunque abbia qualche idea può segnalarla direttamente al sito della British Petroleum.

Però, dopo tanto perbenismo, sento di muovere qualche critica. Possibile che, a quasi due mesi dall’evento, non si è riusciti a trovare una soluzione? Com’è possibile che persino un colosso come la BP (che nel 2005 era seconda al mondo per fatturato, con vendite per 285 miliardi di dollari) non abbia o non sappia procurarsi i mezzi necessari per ripulire l’oceano?

Sono domande senza risposte, perlomeno per noi comuni mortali, che forse sappiamo un po’ tutto e un po’ niente. Intanto, su Youtube,, sta spopolando questo divertentissimo video, che mostra l’operatività della BP: negli uffici della BP, durante una riunione, un dirigente rovescia per errore una tazza di caffè bollente sul tavolo. La situazione degenera. Il caos regna incontrastato negli animi dei “buoni” dirigenti. Come fare arginare il problema?